mercoledì 10 giugno 2009

Obbligo di rettifica per tutti i siti web




Nel Disegno di legge sulle intercettazioni - già ribattezzate Legge bavaglio nell'editoriale di Giuseppe D'Avanzo su Repubblica - è contenuta una norma che introduce l'obbligo di rettifica per tutti i siti web, blog compresi. Conseguentemente una volta approvato, se la rettifica non verrà rispettata si ricadrà nelle stesse pene pecuniarie previste per i media tradizionali che sono piuttosto salate. Nel suo blog Diritto 2.0, Ernesto Belisario parla di attacco alla libertà di informazione in rete: "Appare evidente il pregiudizio che questa norma, se approvata, arrecherà alla libertà di informazione in rete". Il diritto di rettifica stabilito dalla legge sulla stampa del 1948 all'art.8 è uno strumento fondamentale del cittadino per difendersi da diffamazioni e diffusioni di notizie false, esagerate e tendenziose per mezzo stampa, ma estenderlo dai media tradizionali anche sui "siti informatici" senza distinzione tra quelli amatoriali e professionali crea un pò di problemi.
Il Governo ha chiesto la fiducia e quindi il ddl molto probabilmente diverrà legge.
Come la considerate questa norma, un bavaglio alla libertà di espressione sulla rete o un invito - o meglio obbligo - a tutti i blogger a scrivere ed informare in maniera più professionale?

Aggiornamento ore 18:42: segnalo che se ne sta parlando pure sul blog Scene Digitali di V. Zambardino e su Web Notes il blog di Anna Masera.




martedì 9 giugno 2009

Il Governo promette di ridurre il Digital Divided




Premessa: il digital divided o divario digitale è appunto il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (internet) e chi no. Come tutti sappiamo l'Italia presenta un d.d. piuttosto ampio rispetto alla media europea. Dopo le indiscrezioni del rapporto Caio - di cui ho accennato nell'aggiornamento al post "Giornali online: americani ed europei a confronto"- il Governo ha deciso di prendere una posizione chiara e di investire 1,471 miliardi di euro per diffondere la tecnologia broadband - la banda larga cioè l'Adsl per capirci - in tutta Italia. "Cancellare il digital divide italiano costa 1,471 miliardi di euro. Entro la fine del 2012 tutti gli italiani avranno la possibilità di connettersi a Internet a una velocità compresa tra 2 e 20 Megabit al secondo" ha affermato Paolo Romani, vice ministro dello Sviluppo economico aggiungendo che "investire quasi un miliardo e mezzo potrebbe portare a un incremento di Pil di circa 2 miliardi. Studi Ocse fissano infatti a 1,45 il moltiplicatore congiunto del settore comunicazione sull'intera economia". Quindi un'ottimo disegno di legge che verrà discusso in parlamento a fine giugno. Speriamo che il tutto venga realizzato in tempi brevi e senza gli ormai soliti rallentamenti a cui i governi italiani ci hanno abituato. Ma non finisce qui in quanto "…l'obiettivo a medio termine, invece, è quello descritto nel rapporto Caio, ovvero implementare le reti di nuova generazione", cioè in particolare la fibra ottica che richiederebbe un ulteriore investimento di circa 10 miliardi di euro. Non ci resta che attendere e controllare l'operato del Governo. Stay tuned.


Investimenti pubblicitari a picco




Gli investimenti pubblicitari su internet nel primo trimestre del 2009 hanno registrato un brusco calo, del 5%, rispetto all'anno precedente. La pubblicità è la prima forma di introiti dei giornali online, e la sua diminuzione va a pesare sulla crisi delle vendite dei quotidiani. Gli editori non sapendo più come evitare le perdite nel settore cercano nuove soluzioni, una delle quali è la discussa introduzione di un costo per usufruire dei giornali online o almeno di alcune loro parti . Avevo già segnalato in merito le opinioni di Rupert Murdoch nel post "Giornali online a pagamento?", e delle sostanziali differenze tra i giornali americani e quelli europei, ma se gli investimenti pubblicitari non torneranno presto a salire è probabile che molte informazioni ed opinioni che siamo abituati a leggere gratuitamente ce le ritroveremo a pagamento.



giovedì 4 giugno 2009

Il Dragone rosso non digerisce la rete




In Francia secondo l'opposizione e in Europa secondo la maggioranza dei parlamentari, non è possibile interrompere la connessione ad internet di un cittadino anche se indagato, in quanto perderebbe il vitale diritto alla parola, all'opinione e ad informarsi (vedi qualche post sotto il dibattito sulla legge HADOPI).
In Cina non la si pensa così. In occasione dei 20 anni dalla protesta di Piazza Tienanmen il governo cinese ha pensato di scatenare una censura selvaggia, colpendo principalmente intenet. Bloccati decine di siti, blog. Anche i social network sono ricaduti sotto la spada del censore. Twitter è bloccato da martedì. I repressi cittadini cinesi per comunicare e aggirare il soffocante firewall del governo, devono modificare il proprio profilo e selezionare un'altra residenza.
Ma internet è molto più difficile da censurare rispetto ai classici mass media come i giornali, le tv e le radio, e blogger cinesi riescono comunque a trovare il modo di farsi sentire. La rete è un'arma in favore della democrazia e il regime di Pechino lo sa benissimo.


mercoledì 27 maggio 2009

Lezione da John August




Mi riallaccio alla segnalazione fatta da M. Pratellesi sul suo blog per invitarvi a leggere la lezione che John August tenne nel 2006 davanti agli studenti dell'Università di San Antonio, Texas, pubblicata su l'Unità con il titolo: Essere professionisti e l'alba dei dilettanti. Il tema trattato riguarda la professionalità da ricercare nello scrivere blog per migliorare la qualità dell'informazione.
Visto che tutti siamo impegnati a mandare avanti un blog questa lezione può essere molto interessante. Chiaramente nulla da togliere al nostro prof. L. Alfonso.



Il giornale online europeo




Problemi a leggere i quotidiani di altri paesi?

Ora non più grazie alla Commissione Europea, che pochi giorni fa ha varato Presseurop il giornale online che raccoglie le principali notizie delle più importanti testate internazionali tradotte in 10 lingue tra cui l'italiano. I giornali considerati sono circa 250 tra i quali El Pais, Le Monde, The Guardian, The Financial Time, The Economist, Frankfurter Allgemeine Zeitung, New York Times e i nostri Corriere della Sera e La Repubblica.
Il sito si presenta molto sobrio e chiaro, di facile navigazione. Presenta un'area blog, un'area riservata alle fonti in cui scrive la storia e le caratteristiche dei principali giornali europei, e un'area dedicata ad approfondimenti.
Il sito è ancora in una fase di lancio tant'è che mentre scrivo il server è caduto.
Presseurop è un'ottima vetrina per le imminenti elezioni europee e un incentivo ad andare a votare.

sabato 23 maggio 2009

Cos'è l'HADOPI ?






Questa domanda è stata posta ieri dal professor Lelio Alfonso in apertura della lezione di informatica applicata al giornalismo.

Risposta.

L'HADOPI (Haute Autorité pour la Diffusion des Oeuvres et la Protection des Droits sur Internet) è l'autorità francese che si prefigge di combattere lo scambio illegale di materiale coperto da copyright per mezzo delle tecnologie di internet (P2P, torrent, ecc.). In breve è un'autorità anti pirateria. Interessante sapere che l'HADOPI è stata fondata da Denis Olivennes (nella foto in alto) presidente della FNAC, società che guarda a caso commercializza film, DVD e materiale tecnologico (è una specie di Mediaworld per intenderci).

Sviluppi.

La legge anti pirateria approvata da Sarkozy ha suscitato numerosi dibattiti ma anche azioni legali.
I socialisti francesi hanno sollevato dubbi di incostituzionalità presentando il caso innanzi al "Conseil Constitutionnel". Nel caso la legge non venisse cancellata o modificata, tramite l'europarlamentare Guy Bono ricorreranno alla corte di giustizia europea.
Il parlamento europeo si era già mosso ed espresso in merito a certe idee repressive nella discussione del "pacchetto telecom" (un gigantesco provvedimento che riformula 5 direttive sulle telecomunicazioni) con l'approvazione dell'emendamento 138 e il blocco dell'intero pacchetto. L'emendamento stabilisce che la connessione internet è un elemento di manifestazione della libertà di pensiero e non può essere in alcun modo fatto oggetto di sanzione di legge.
In Italia è stato formato il comitato anti pirateria, alla guida del professor Mauro Masi, ora direttore generale della Rai. La situazione la spiega molto bene Vittorio Zambardino sul suo blog "Scene digitali", sostenendo che il problema è di approcio al tema della pirateria da parte dei nostri governanti con l'unica volontà di reprimere, accontentando le pressioni delle grandi aziende del settore, senza basarsi su reali e approfondite indagini sociali.



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